"Cantami, o Diva…"

recensioni di libri e di film tratti da libri, scrittura creativa, spunti letterari.

ode alle sigarette.

Dio le benedica, ode alle sigarette, cantami, Diva, di questo Sturm und drang che a Goethe & co fa una sega.

Si’, Dio benedica le sigarette: e vaffanculo a chi le condanna, alle campagne di prevenzione, agli stronzi che ti additano perché ”hai il fiatone”, ai salutisti.

Tanto, o che mangiate bio o che vi sfondiate di paglie, belli distesi a allungare gli stinchi finche’ le punte delle vostre scarpine lucide toccano il fondo della bara, ci finirete.

Un bel corpicino salutista rattrappito dagli anni e baciato dai vermi,esattamente come il mio, certo. Ma io sarò bella saporita, un bel pezzo di speck affumicato.

E dicono che e’ demode’, e dicono che ormai non e’ chic: e io me ne frego, nel gesto di accendermi una sigaretta si concretizza quel poco di buono che c’e’ rimasto nel Mondo.

Se non fumate, non potete capire. Ci sta la sigaretta del buongiorno, quella che ”porca troia devo correre, mi devo alzare, che mi piaccia o no”, e la sigaretta della pausa caffe’, e la sigaretta all’aperitivo, per mandare giù meglio quei cocktail annacquati e insulsi, le scie di fumo che accompagnano i gesti delle mani, lo scampanellare di quelle quattro risate scialbe, il racconto delle piu’ sciocche ovvietà.

E le sigarette della sera, in quei locali dove se non fumassi, francamente, non sapresti che fare.

Queste sono,diciamo, le fumate di routine, quelle che si infilano tra i punti della lista di cose da fare durante la giornata, dove, per inciso, i punti di svago sono parentesi ben incluse nella to do list. Non c’e’ modo di uscire da questi schemi, da questi parametri, da questo margini, il divertimento c’e’ solo perché impazzisci senza. E’ necessario. Come il sonno, che e’ perdere tempo ma e’ necessario. Sprechiamo troppa vita a letto, che palle.

E poi ci sono sigarette speciali, pescate nello stesso pacchetto delle sigarette normali, non cambiano in nulla se non per il sapore, perché ad ogni boccata il fumo si impregna di quello che senti, come se in un certo senso aspirando ti aspirassi anche dentro.

Quelle che fumo coi miei genitori sanno in un certo senso di condivisione di qualcosa di adulto tra adulti. Che quasi ti metti a ridere a pensare a quando dovevi nasconderti, fumare di nascosto, quando ogni tiro era ribellione. Se me le sgamano, terrore: quasi quasi ancora ti senti in imbarazzo, e sorridi.

Altre sigarette speciali,amaramente speciali: quelle prima degli esami all’uni.

Si divorano, e’ come mangiarsele intere. Manco le assapori, manco le senti, inali ansia e catrame, respiri ansia, senti ansia, quelle sigarette sono la tua paura e il tuo tentativo di ma tenerti disinvolto.

E poi ci sono le sigarette delle attese, le sigarette dei punti morti , e poi le mie preferite: le sigarette del dolore.

Non perché io sia masochista, ci mancherebbe. Ma mai come in quel caso apri il pacchetto e dici ”ah vecchia mia, almeno tu.”

E te le accendi con gli occhi completamente disincantati, come a manco sbattere le palpebre. E la prima boccata e’ profonda, profondissima, proviene dal centro del mondo, dal midollo della tua coscienza, e ciò che espiri e’ il rigurgito della tua anima.

Sono quelle sigarette che ti fumi a gambe rannicchiate sui muretti, in solitudine, contemplando il nulla. Quando ti girano le palle, ed e’ un’ingiustizia, e a ogni tiro ricacci le lacrime o ti frulla di tutto in testa, o non so.

So solo che dopo che hai finito ti senti esattamente come dopo una scopata solo-sesso: un appagamento leggero, ma la bocca guasta. E la cosa triste o bella se vogliamo in tutto questo, e’ che sai che non e’ stato il fumo a aver tela resa amara.

Quelle sigarette sono amiche, confessori, sono un prete cui mettersi in ginocchio davanti e blaterare di tutto.

Sono sospiri fatti di nicotina.

 

E dio le benedica, le sigarette, che ti tengono la bocca occupata dal dire cose stupide, dal fare qualsiasi cosa…immorale, ma chi non fuma non sa cosa si perde.

Fumate!

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