"Cantami, o Diva…"

recensioni di libri e di film tratti da libri, scrittura creativa, spunti letterari.

Discocaine- viaggio nella notte di una cubista: recensione

Titolo: Discocaine

Autrice: Tatiana Carrelli

casa editrice: Mondadori

Pagine: 190 ca.

prezzo: dai 4 ai 7 euro

Anno di uscita: 2004

Genere: narrativa contemporanea

Image

Recensione:

Lo so, non si dovrebbe giudicare un libro dalla copertina. O meglio: acquistare un libro in base alla copertina che vedi.

Ma sapete, mi trovavo a una fiera, a rovistare tra scatoloni ricolmi di libri di seconda, terza mano, e stavo facendo tutto cio’ da venti minuti buoni. Con mia mamma che sbuffava e voleva passare oltre, stand delle padelle col fondo di pietra. ”Un attiiiimo Ma’, quattro libri dieci euro, e quando mi ricapita?”

E quindi i miei occhi si sono soffermati su questa donnina seminuda coi capelli rosa, mi pareva un trans, inizialmente, sono sincera. E’, mentre mi fissavo sul viso ipertruccato della discinta signorina, chiedendomi ”ma e’ uomo o donna?”gia’ l’acquisto era bello che concluso e ”discocaine” entrava a far parte della mia libreria.

Cerco di unire l’utile al dilettevole, scegliendo volutamente letture ”scabrosette”, nell’ultimo periodo. A) perche’ le storielle sentimentali e pulite mi annoiano a morte, e non le recensirei e B) perche’ queste letture sono finalizzate a divenire una potenziale fonte di ispirazione per un progetto letterario abbastanza ambizioso che sto portando avanti, e spero vada in porto. Si incanalano, ognuna a suo modo, all’interno del filone narrativo di cui mi occupo ora.

By the way.

Un oscar Mondadori. Abbastanza datato, 2004. Abbastanza datato per non essere un classico e per le esigenze del mondo attuale dell’editoria: fagocitante, convulso, e al contempo sempre piu’ vuoto in termini di contenuto.

Si avverte la patina vintage anche nella storia, un vintage che a me personalmente piace, perche’ e’ l’Universo anni 90- con abbondanti riprese degli ’80, la mia epoca storica preferita. Siamo quindi a meta’ degli anni Novanta, nell’ambiente delle discoteche del Nord Italia.

Eleonora, alias Ely ( leggendo la biografia dell’autrice si capisce che altro non e’ che l’alter ego della stessa) fa la cubista.

E racconta, in prima persona -ultimamente, manco a farlo di proposito, mi imbatto sempre nell’io narrante, nelle autobiografie o presunte tali- quattro settimane della sua vita che si comsuma di notte, sopra i cubi.

Le vicende si aprono in medias res, e restano sempre in medias res, in un certo senso. Perché non si torna mai ”ab ovo”, all’origine, il lettore non scopre mai perche’ Ely abbia iniziato a fare la cubista, ad esempio. E’ proprio come una finestra che si apre, all’interno di questo mondo distorto e capovolto dove si ”lavora” quando gli altri si riposano, si dorme quando tutti gli altri si svegliano, ecc ecc. E a un certo punto si chiude, di botto, con quei finali ”aperti” e contorti che ormai sono piu’ classici del ”e vissero tutti felici e contenti” impiegato come explicit nelle favole.

Ad ogni modo questo libro riassume tutto ciò che penso sulle discoteche. La discoteca intesa come ”ambiente”: la stessa cubista le descrive a un certo punto come ”gironi danteschi”, ”bolge infernali”. Io non le demonizzo, dico semplicemente che spesso si tratta di locali che propongono un tipo di intrattenimento che non gradisco, lo trovo ”pacchiano”, trash e volgare.

Premessa necessaria: non odio andare a ballare a prescindere.

Odio andare a ballare in certi posti.

Sapete, spesso alcune discoteche sembrano veramente un’arena trash dove si raduna il peggio della fauna umana. In termini di abbigliamento-dove ti ritirano fuori certi outfit tamarri che manco i fondi dei negozi di cinesate saprebbero partorire tanto; in termini di odori-quel tanfo di fumo, e di chiuso, e di sudore, e di gente fumata e sudata che ti si struscia addosso; e in termini di musiche di merda che ti buttano su.

E i divanetti di plastica bianca, ce li avete presenti? I ragazzini accaldati e agitati che guardano dall’alto le cubiste. Si’, a me certe discoteche fanno veramente schifo, e ho smesso di andarci da quando avevo diciassette anni circa.

Ma Ely e le sue ”amiche” ci lavorano, tra una striscia di bamba e l’altra, tra un discorso allucinato e l’altro, tra la smania di trovarsi un ”lavoro vero” e quella di continuare a guardare il mondo dal cubo, quei due metri quadri scarsi di spazio vitale disponibile.

Ora, incanalandosi in quel genere di libri che raccontano storie un po’ ”borderline” ( puo’ essere la biografia di un trans, di una prostituta, di un pappone, di un tossicodipendente …) si ritrovano, a livello proprio stilistico, tutta una serie di elementi che suonano un po’ di déjà vu. Un po’ ”trainspotting” all’italiana, un po’ ”gioventù bruciata de noialtri”.

Tali elementi ricorrenti sono:

-la prosa distorta e allucinata, secca, cruda

-il linguaggio scurrile

-i riferimenti sessuali espliciti ( anche se credevo molto peggio, e forse mi aspettavo molto di peggio, sono sincera)

Insomma: la solita ricetta droga, sesso e rock & roll. Mi correggo, in questo caso droga (tanta), sesso ( non troppo) e ”musica” house.

Tuttavia questo libro, a discapito dei suoi colleghi ”preconfezionati’ , ha in un certo senso una marcia in piu’.

Il prosare mi e’ piaciuto, mi e’ piaciuto parecchio: e’ l’elemento che ho trovato piu’ interessante in assoluto.

Per me in un libro lo stile, saro’ banale, conta un buon ottanta percento. Puoi anche avere in mente una trama che per districarla ti ci vuole una vita, e infilarci pure tutti i colpi di scena che vuoi, ma se dietro non c’e’ una buona penna, il libro non vale niente. Viceversa: un’idea? Anche esile, anche da riuscirci a riempire a fatica 150 pagine, un’idea ”basic”. Ma scritta da Dio. O, quanto meno, scritta in modo sufficientemente innovativo. Vuoi mettere?

”Prosa lucida e allucinata”, viene descritta cosi’, la sua.

Io francamente l’ho trovata geniale. Non e’ una storia che ti tiene incollata al libro, anzi, scorre abbastanza faticosamente, ma la disposizione delle parole e’ grottesca e sublime. Sono sincera: a un certo punto io mi soffermavo solo su quella, cercando di carpire qualche espressione, qualche elemento stilistico, che avrei potuto ben ”trapiantare” nei miei prodotti, in termini di ispirazione, lungi da me plagiare, di cognome non faccio Fornaciari.

Perche’ l’autrice e’ laureata in filosofia teoretica, e quindi si sofferma moltissimo sulle elucubrazioni, la ”sega mentale”, la paranoia insignificante. Ma si tratta sempre di osservazioni ciniche, acute, nichiliste, disincantate, sottilissime: per capirle devi rifletterci su ( forse anche per questo la storia ”non scorre”).

”Sono organica, non posso prescindere dallo schifo”.

Solo questa vale tutto il libro, geniale. Ge-nia-le.

Madonna, sta recensione la sto portando avanti molto ”a braccio”, me ne rendo conto. Ma ormai e’ tardi per aggiustare il tiro.

E poi a un certo punto inizia a descrivere a scatti, omettendo la punteggiatura e gli articoli.

Tanto per fare esempio apparentemente insignificante: scrivere tutto un po’ cosi’ non so se mi spiego passami una striscia di coca dai sara’ l’ultima si’ si’ giuro giuro. Poi l’inforcarci dentro aggettivi e avverbi complicati, un lessico arguto, ricercato, anche desueto, tecnico. Insomma, brava, veramente, veramente brava.

Per lo meno si discosta dai nostri modelli stilistici un po’ troppo confezionati, ormai.

Questo suo disfattismo cinico, questo pessimismo per certi versi allegro, questo suo descrivere un vuoto esistenziale generazionale in modo, tutto sommato, consapevolmente freddo, come se davvero lei fosse ”sopra” il cubo, e non ”dentro” la discoteca, un oggetto parte dell’arredamento della medesima, mi e’ piaciuto molto.

Pecche: la caratterizzazione dei personaggi ( fin troppo esile, o forse troppo contorta da non essere stata da me colta fino in fondo, ci sono dei punti che mi sono sfuggiti), la monotonia delle vicende raccontate ( canna- striscia-canna-striscia) . Tutto funzionale, non metto in dubbio: non puoi narrare efficacemente di vuoto esistenziale se non con personaggi vuoti e vicende che si risolvono in se stesse, convulse ma simili a una serie di giri a vuoto.

Tematiche: -il ruolo della donna in determinati contesti e in determinati ambienti.

Viene da chiederti: ma le discoteche sono un ”mondo a parte”, oppure, tolti i lustrini e scese dai tacchi, effettivamente le donne, anche le non cubiste, restano incollate metaforicamente ai cubi?

-la logica dell’apparire, la filosofia edonistica dello sballo a tutti i costi

-il disincanto di queste generazioni del duemila, senza ”valori”, senza passato, senza futuro, senza speranze, senza arte ne’ parte.

Davvero un bel libro, ma va letto con cognizione di causa ,cercando di non perdersi nel groviglio della prosa ,piegata alle esigenze di uno stile non convenzionale ma decisamente ermetico. Affascinante, certo, ma non alla portata di tutti.

Voto complessivo: 3.85/ 5

Consigliato: si’.

Single Post Navigation

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: