"Cantami, o Diva…"

recensioni di libri e di film tratti da libri, scrittura creativa, spunti letterari.

Le Undimila Verghe- Guillaume Apollinaire -recensione

Titolo: le Undicimila Verghe

Autore: Guillaume Apollinaire

Anno uscita prima edizione: 1907

Casa editrice: varie (la mia è Newton Compton, inserita all’interno di una raccolta); e’ comunque reperibile in pdf

Genere: erotico

Pagine: un centinaio ca.

Costo: varia dagli 11 euro ca. in su se preso singolo -ma è gratuitamente scaricabile in pdf

Recensione:

Cambiamo totalmente Paese, ci spostiamo cioe’ dall’America frenetica degli anni ’50 alla Francia dei primi del Novecento.
Qui incontriamo, tra gli altri, Guillaume Apollinaire. Questo autore anche abbastanza bizzarro, che, feritosi alla testa a causa di un proiettile durante un combattimento, si sarebbe cinto la fronte con una fascetta metallica , indossandola per il resto della sua vita: una sorta di anello di Saturno sul capo. Fantasioso, innovatore, ricco di inventiva, un fiume in piena.
Non voglio recensire il lato ”pulito” di questo autore, il lato, per cosi’ dire ”canonico”, ”ufficiale”, quello delle poesie d’amore, o delle poesie di pace e di querra, o piu’ in generale dei calligrammi. ( avrete sicuramente presente quei componimenti dove le parole formano delle figure, ad ogni modo ve ne ”copincollo” qualcuno in lingua originale e a titolo chiarificatore)

[Da notare anche la vicinanza stilistica calligrammi- componimenti del futurismo, non a caso Guillaume avrebbe ceduto al fascino di Marinetti &co. N.d.r]

Voglio profittare della carica eversiva di Apollinaire recensendo le “undicimila verghe”, ovvero un romanzo erotico estremamente scabroso, farneticante, umoristico (“witty”), delirante, ”marcio”, satirico  che e’ circolato sottobanco per lunghissimo tempo, come del resto molti altri scritti del genere, sempre tacciati di immoralita’ ( pensate che la stessa povera Madame Bovary -che comunque romanzo erotico non e’- suscito’ lo scandalo, e non c’e’ nessuna descrizione esplicita di rapporti sessuali all’interno, anzi, il prosare di Flaubert e’ estremamente elegante).

Qui non solo si parla di sesso ( oserei dire che si parla unicamente di sesso) , ma lo si fa esplorando, attraverso le per cosi’ dire ”avventure” del protagonista, tutte le bassezze e le perversioni del genere umano.
Ora, ho intenzione di pubblicare prossimamente un excursus sulla letteratura erotica: non perche’ questo genere mi stia particolarmente a cuore, ma perche’, per quanto sia tornato in auge grazie a quell’orribile e dozzinale trilogia -le 50 sfumature- aleggia molta ignoranza in merito. Ignoranza anche terminologica: tendiamo a confondere continuamente l’erotismo con la pornografia, o a considerare come racconti ”erotici” romanzi che sono semplicemente ”spinti”.

Nel contesto della narrativa erotica, articolata nei suoi vari sottogeneri, le undicimila verghe rappresentano la punta di diamante, il non plus ultra della scabrosità.
Lo approfondiremo abbondantemente in seguito, ma inizio col dire che esistono diversi approcci all’erotismo in letteratura : esiste l’elegante eros estetico( un po’ alla d’Annunzio, ma piu’ spinto, diciamo che d’Annunzio si colloca un po’ ”borderline” tra l’erotismo vero e proprio e un sentimentalismo decisamente passionale), esiste l’eros emotivo ( tipico delle autrici donne: in tali descrizioni di amplessi notiamo un richiamo continuo alle sensazioni, alle emozioni; e’ un approccio che scaturisce dalla concezione femminile della sessualita’, quasi inscindibile dai sentimenti) , esiste l’eros chirurgico ( tipico stavolta degli autori uomini, molto piu’ corporali, che si soffermano sulle descrizioni piu’ analiticamente e freddamente, come se stessero visionando dei manichini) , e esiste poi l’eros ”volgare” ( per quanto questo termine non mi piaccia affatto): quello che impiega un linguaggio estremamente scurrile, irriverente, provocatore. Trattasi dell’eros piu’ scapigliato, piu’ rivoluzionario. E Apollinaire lo esalta in modo magistrale.

La trama delle verghe e’ decisamente scarna, anzi, in questo caso Apollinaire non si preoccupa nemmeno di conferire una veste realistica alle vicende che narra, forse anche per creare una sorta di ”distacco” tra l’opera e il vissuto o per meglio dire il ”vivibile”.
il protagonista, cioe’ il principe rumeno Movy Vibescu, non e’ minimamente caratterizzato, se non per la sua estrema immoralita’. Si circonda di amici e amiche -anche loro dai discutibili costumi- ( Amandine, Culculine, e un ladro chiamato Cornaboeux) e insieme a questa combriccola si caccia in numerosi guai ed e’ coinvolto in esperienze ai limiti dell’umano.
Vengono, nel ritmo serrato e convulso offerto dal progredire della trama, ”accontentati” ,per cosi’ dire , tutti gli appetiti umani: Movy e’ bisessuale, quindi cio’ permette di descrivere e il sesso omosessuale (saffico e non) e il sesso eterosessuale; non disdegna le orge o i piu’ ”intimi” rapporti a tre;  non disdegna l’Universo sadomaso. Ed ecco allora un raccontare di torture inumane che farebbero impallidire i membri dell’ Onu: da orecchie strappate nell’impeto della passione, vagine smembrate, coltelli infilati nell’ano, budella che vengono fatte fuoriuscire dai genitali martoriati per poi cingersi la vita con esse, frustate che provocano la fuoriuscita copiosa di sangue, terga che vengono percosse, e cosi’ via.
Non manca la necrofilia, perche’ Movy & co si macchieranno d’omicidio pur di soddisfare questa perversione; non manca nemmeno la coprofagia. Non mancano gli amplessi con uomini di Chiesa e neanche, purtroppo, atti sessuali completi con bambini, i quali vengono anche fatti accoppiare tra di loro e poi percossi a sangue. The last, but not the least: sesso incestuoso omosessuale padre-figlio minorenne. La ciliegina sulla torta.

Il tutto e’ minuziosamente descritto sotto la lente di un narratore ( credo onnisciente) in terza persona, decisamente invadente: un narratore che non scompare, anzi, si lascia sfuggire anche qualche commento ironico, beffardo, sarcastico, tagliente.
Il linguaggio, dicevo, attinge dal lessico piu’ laido che il vocabolario offre, anche se non mancano inaspettati momenti lirici ( addirittura l’inserimento di  vere e proprie poesie, sempre a sfondo erotico, ma poesie) che pero’ non fanno altro che rendere il tutto ancora piu’ grottesco.
Questa e’ una tecnica decisamente interessante. La troviamo anche in Kubrick. Trattasi cioe’ dell’associazione male-arte, dove per arte intendiamo la matrice del bello e di ogni purezza. Avrete presente in Arancia Meccanica che la musica classica accompagna stupri, episodi d’autoerotismo e quant’altro. Lo stesso Alex, che e’ il male in persona, non disdegna affatto Beethoven, anzi ne e’ appassionato. Oppure in full metal jacket  notiamo una scena finale di tutto rispetto: i soldati marciano e intonano la canzoncina di Topolino, uno dei simboli degli USA per eccellenza, ma anche un personaggio che normalmente e’ associato alla purezza, all’infanzia, all’ innocenza e compagnia cantante. Il male che svetta ancora di piu’ grazie a queste stridenti associazioni.
Riporto qui un breve estratto dell’opera, tanto per rendere chiaro il tenore generale della stessa:

”Alexine giaceva estasiata sul letto, essi poterono reciprocamente ammirare i loro corpi. Il grosso culo di Culculine ondeggiava a meraviglia sotto un vitino di vespa, e le grosse palle di Mony si gonfiavano sotto un cazzo enorme di cui Culculine si impadroni’. ”Mettilo prima a lei” disse Culculine, ”a me farai dopo.”
Il principe accosto’ il suo membro alla vulva semichiusa di Alexine che trasali’ al contatto: ”mi uccidi!” Grido’. Ma il palo penetro’ fino alle palle e ne usci’ subito dopo per ritornare dentro come un pistone. Culculine sali’ sul letto e avvicino’ la sua nera fica alla bocca d’ Alexine, mentre Mony le leccava il buco del culo. Alexine ruotava il sedere come indemoniata, e ficco’ un dito nel buco del culo di Mony…”

Eccetera. Ora. Se voi scorrete alla fine di questa recensione  potrete benissimo notare il mio voto positivo, e anche un bel ”si’ ” accanto alla voce ”consigliato.”
Si tratta infatti di un’opera satirica di tutto rispetto, che mette in ridicolo fino a umiliare in modo crudele la borghesia, i politici, il loro ben pensare, la loro morale pulita, i loro schemi mentali, il loro perbenismo bigotto, il loro scandalizzarsi per qualsiasi inezia salvo poi comportarsi come delle bestie nella vita privata- poi non tanto privata. E la penna di Apollinaire e’ impietosa: si scaglia contro di loro come una lingua di fuoco, morde come una serpe, lascia un segno sanguinante. E’ un’invettiva cruda e spietata,magistrale e indignata, tragicamente attuale.
Lo stesso titolo dell’opera e’ ironicamente sferzante, quasi blasfemo: gioca con la facilita’ con cui si confondono i termini ”verga’, e ”vergine” a causa della loro fortissima assonanza ( in lingua francese, chiaramente.)

Consiglio quindi il libro per una serie di motivi: e’ breve, e’ gratis ( reperibile anche in PDF , si scarica comodamente da internet), e’ un pilastro della letteratura erotica, consente di scoprire il lato nascosto di un autore- Apollinaire, appunto- che altrimenti sarebbe visto riduttivamente come un poeta anche direi ”sdolcinato”; e non ultimo consiglio la lettura agli aspiranti scrittori ( soprattutto di noir o thriller  o comunque racconti truculenti perche’ le scene violente sono descritte decisamente bene e possono fornire un valido spunto) ,agli appassionati di satira politica, e più per esteso a tutti coloro che cercano una lettura insolita, surreale, straniante, cruda, ”forte”.

Da leggere anche, per riallacciarsi al tenore e alle tematiche dell’opera: Kafka, le Metamorfosi. Stessa o simile critica alla borghesia, immutato surrealismo, minore crudezza espressiva, minore impatto emotivo. Lettura piu’ ”soft”: lo scarafaggio Gregor Samsa non ”incula a sangue” (cit.) nessuno.

 

Voto complessivo: 4/5 (per apprezzarlo a pieno il lettore deve “mettersi in gioco” e abbandonare numerosi preconcetti, pregiudizi; è un lavoro non sempre facile per cui posso capire che il libro lasci perplessi o semplicemente non piaccia o addirittura disturbi)

Consigliato: sì (per i motivi specificati e ai lettori specificati)

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