"Cantami, o Diva…"

recensioni di libri e di film tratti da libri, scrittura creativa, spunti letterari.

silvia avallone- acciaio, recensione breve.

Titolo: Acciaio

Autore: Silvia Avallone

Casa editrice: Rizzoli

Anno di uscita prima edizione: 2010

Pagine: 360

Costo: 13 € ( non e-book)

Recensione completa. NO Spoiler

Rizzoli Vintage, perche’ ”i buoni libri migliorano col tempo”. Scelta discutibile, considerando che il libro e’ uscito solo nel 2010, e tre anni difficilmente conferiscono a un’opera quella patina di vissuto tale da meritarsi questa nomea. Sorvoliamo.

E’ un romanzo d’esordio, precisazione necessaria: non serve a scagionare gli scrittori da eventuali pecche o falle, ma e’ un elemento da tenere in considerazione.

Romanzo pluripremiato: secondo classificato al Premio Strega, vincitore dell’ambito Premio Campiello, ne e’ stato tratto un ( mediocre) film.

Quando il lettore si trova in mano questo libro inevitabilmente fioccano speranze e aspettative. Cerca, insomma, il capolavoro, il ”manifesto generazionale”.

Cerca, ma non trova.

O, se trova, scorge solo il clamoroso successo editoriale, la ”commercialata”, per così dire.

Siamo in una Piombino dei primi anni 2000. La storia si svolge tra il 2001 e il 2002, precisamente.

Una realta’ che rievoca la penna di Zola’, in questo insolito e non credo involontario parallelismo: un ambiente ”freddo”, d’acciaio appunto, la vita delle famiglie d’operai scandita dai ritmi serrati della fabbrica, la Lucchini. Poche aspettative per tutti i protagonisti di via Stalingrado: nessuno legge, nessuno spera, l’infanzia vira in fretta verso una squallida vita adulta caratterizzata dalla precoce iniziazione sessuale; gli adulti in compenso non sembrano responsabilizzarsi fino in fondo.

Tanto oscura Piombino, tanto chiara e celebrata l’isola d’Elba. Questa “vicina irraggiungibile”, fatta di lusso.

In questo ”bipolarismo” spero volutamente forzato- dico spero per l’autrice- Anna e Francesca vivono la loro ”inossidabile” amicizia. Tredicenni, una bionda e l’altra  mora, entrambe “Lolite” precoci. Una delle due-non dico chi- ama l’altra.

E poi c’e’ Alessio, operaio cocainomane e fratello ventenne di Anna, innamorato del suo capo, Elena.

E ci sono ”le sfigate”, Lisa e Donata.

E ci sono ”gli adulti”: adulti truffatori, adulti morbosi, adulti che ancora vagheggiano utopie di sinistra, donne sottomesse, uomini che sfruttano le minorenni nei locali.

Finche’ l’amicizia tra Anna e Francesca si sfalda -non posso rivelare perche’- e le speranze di rivederle unite accompagnano il lettore fino all’ultima pagina.

Per quanto la trama, sebbene la banalita’ -siamo pur sempre di fronte al solito dramma all’italiana- risulti complessa e anche intricata, l’Avallone ha la lucida capacita’ di ricamarla nella maniera piu’ lineare possibile. Il lettore, insomma, non solo non si ”perde” mai, e’ anche spronato a proseguire con piacere la lettura. Un libro che coinvolge, posso ben dirlo. Un libro che si fa leggere con avidità.

E questo e’ un punto estremamente importante, forse una delle piu’ importanti doti che uno scrittore possa vantare. Credo sia dovuto, in questo caso, a una scelta di stile talmente in voga da sfiorare ormai il cliche’, ma efficacissima: il classico e abusato narratore onnisciente in terza persona, i capitoli che trattano senza passaggi logici introduttivi le vicende di questo o quel personaggio, come a chiudere e aprire di continuo diverse finestre.

Sintassi lineare, periodare breve, asciutto, secco, descrizioni abbastanza efficaci, lo svolgersi liscio della trama , che non e’ quasi mai interrotta da momenti riflessivi. ( la riflessione dovrebbe evincersi dalle vicende). Pochi, se non azzerderei nulli, i punti di lirismo, i punti cioe’ che portano il lettore a prendere e sottolineare qualcosa. I punti in cui la prosa sembra poesia.

Scontatissimo il finale, cara Avallone: la morte e’ la piu’ scontata, abusata, forma di chiusura.

Buono l’incipit ( un corpo adolescente scrutato furtivamente dalle lenti di un binocolo), perche’ sa incuriosire.

Trama e forma meritano nel complesso la sufficienza piena, possono arrivare a sfiorare il sette e mezzo,voto senza lode ne’ infamia: tutto e’ abbastanza classico, e per classico intendo gia’ visto, e per gia’ visto intendo in voga. E’ quel déja vu che vende bene.

Quindi l’autrice si incanala con successo all’interno di un filone che piace e che frutta soldi, chapeau.

Tematiche trattate: di per se’ anche interessanti. Sicuramente numerose.

L’amicizia, l’amore. Classico dei classici. Andiamo oltre: le violenze sulle donne, la perdizione giovanile ( lo ”sballo”, la droga), la mancanza di prospettive, l’inconsistenza dei rapporti umani, l’adolescenza, l’importanza dell’apparire, la mancanza di valori, la durezza della vita operaia.

Uno spaccato generazionale interessante: peccato per la caratterizzazione dei personaggi. Characters assolutamente piatti, banali, stereotipati, ridotti a delle ”macchiette”. Personaggi banali banalizzano i contenuti, per quanto essi siano di per se’ degni di nota. Personaggi banali non consentono l’immedesimazione. Personaggi banali fanno credere che tutto sia un grande stereotipo, una fiction.

(mentre l’intento dell’autrice è “denunciare”, quindi descrivere il reale)

Se soltanto la caratterizzazione fosse stata più accorta, la trama un po’ meno scontata, il linguaggio un po’ piu’ ricercato, sarebbe stato un capolavoro. Ecco, e’ una di quelle opere che dici ”nel complesso ok”, ma che poi peccano un po’ qui e un po’ li’ ,scivolando facilmente verso la mediocrita’, la troppa facilità. Che sicuramente consente di vendere, ma il  masterpiece e’ altra cosa.

Libro che puo’ piacere ai palati meno raffinati – a chi cerca la letteratura d’intrattenimento pura e semplice-e soprattutto al pubblico giovanile.

Se invece state cercando un libro ”shockante”, ”scabroso”, non so che dirvi. L’intento palese dell’autrice e’  quello di shockare, ci prova di continuo: e cocaina qua, e canna la’, e bacio saffico ecc ecc…personalmente non trovo ci sia riuscita, ma posso essere un caso a parte. Una lettrice che tende a rimanere impassibile. Certo, se cercate una lettura ”forte” i nomi sono altri. Uno di questi e’ j.t.Leroy, chiedete di lui in libreria.

Voto complessivo 3/5.

Consigliato: ni’.

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